Marcelo Rossi

Amministrazione Provinciale di Pisa, Italia - 2003

Progetto: NUOVA SEDE DELLA PROVINCIA DI PISA

Città: PISA - ITALIA

Anno: 2003

Cliente: AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI PISA

Servizi Professionali / Tipo: Progetto Concept

Dimensioni: superficie del terreno 50.440 mq.

                      Superficie Totale a costruire 118.800 mq.


 

LA CITTA, LA TORRE, LA VERTICALITA

L’idea proposta non avrebbe dovuto – fin dalle intenzioni iniziali – apparire impermeabile al contesto storico-architettonico pisano e quindi fungibile rispetto allo spazio in cui affacciarsi e radicarsi. Avrebbe dovuto, invece, dare corpo ad un difficile punto di incontro tra innovazione e citazione, tra progetto di una immagine originale e ben riconoscibile, e memoria di figure già storicamente affermate, e anzi entrate a far parte del patrimonio culturale universale come sono quelle del centro di Pisa. Il nucleo storico della città offre, infatti, non semplici modelli di mirabile architettura medievale-rinascimentale, ma qualcosa di più. In particolare la TORRE PENDENTE, emblema e quasi stemma che immediatamente comunica il nome e il ricordo di questa città nel mondo, non è solo un gioiello architettonico, ma uno di quegli esempi non rari in Italia, in cui la sintesi di linee e forme ha raggiunto un grado di concentrazione ed essenzialità tali da rappresentare archetipi del pensiero, simboli di armonia che diventano paradigmi di misura per tutti i campi del sapere.

La Torre di Pisa è uno di questi esempi, e lo è per il motivo che, pur proponendo una proporzione di linee e di ritmi di singolare eleganza, lancia una misteriosa sfida alla verticalità, che nel corso dei secoli non può dirsi interamente né vinta né persa. Da sempre, quindi, la torre rappresenta la ricerca e insieme la sconfitta della verticalità.

Abbiamo voluto citare, nella nostra proposta, la questione architettonica della sfida alla verticalità, che è l’immagine stessa di Pisa. Abbiamo seguito, così, un percorso analitico muovendo da un punto di partenza fortemente sintetico come è la Torre di Pisa, e lasciando che il misterioso incontro di linee che in essa si attua, si sviluppasse in un discorso più esteso.

 

 

RELAZIONE COMPLETA

 

 

LA VERTICALITA MANCATA

La città, la torre, la verticalità.

Il progetto ha trovato un primo motivo di ispirazione nell’esigenza fortemente sentita di dare visibilità e riconoscibilità decise al nuovo intervento. Più volte, nello stesso bando di concorso, si ripete che si intende segnare architettonicamente in maniera netta lo spazio in cui si andranno ad inserire gli edifici previsti, dovendo la proposta garantire sia la maggior armonizzazione al contesto immediato, sia una sorta di sottinteso filo che ricolleghi virtualmente la nuova espansione del parco centrale di Cisanello con il centro storico della città e l’anima architettonica così potente e caratterizzata di Pisa.

L’idea proposta non avrebbe dovuto – fin dalle intenzioni iniziali – apparire impermeabile al contesto storico-architettonico pisano e quindi fungibile rispetto allo spazio in cui affacciarsi e radicarsi. Avrebbe dovuto, invece, dare corpo ad un difficile punto di incontro tra innovazione e citazione, tra progetto di una immagine originale e ben riconoscibile, e memoria di figure già storicamente affermate, e anzi entrate a far parte del patrimonio culturale universale come sono quelle del centro di Pisa. Il nucleo storico della città offre, infatti, non semplici modelli di mirabile architettura medieval-rinascimentale, ma qualcosa di più. In particolare la Torre Pendente, emblema e quasi stemma che immediatamente comunica il nome e il ricordo di questa città nel mondo, non è solo un gioiello architettonico, ma uno di quegli esempi non rari in Italia, in cui la sintesi di linee e forme ha raggiunto un grado di concentrazione ed essenzialità tali da rappresentare archetipi del pensiero, simboli di armonia che diventano paradigmi di misura per tutti i campi del sapere.

La Torre di Pisa è uno di questi esempi, e lo è per il motivo che, pur proponendo una proporzione di linee e di ritmi di singolare eleganza, lancia una misteriosa sfida alla verticalità, che nel corso dei secoli non può dirsi interamente né vinta né persa, ma che fin dall’inizio è stata in larga misura consapevole, in quanto il cedimento del terreno si era manifestato immediatamente e anzi aveva causato l’interruzione dei lavori per oltre un secolo. Da sempre, quindi, la torre rappresenta la ricerca e insieme la sconfitta della verticalità.

Abbiamo voluto citare, nella nostra proposta, la questione architettonica della sfida alla verticalità, che è l’immagine stessa di Pisa. E l’abbiamo voluto fare, creando dispersione laddove c’è massima concentrazione, posto che ci appare un segno della modernità, operare una sorta di deflagrazione, facendo esplodere il senso di concentrazione e di unità degli antichi, in tanti punti di vista e linee prospettiche. Abbiamo seguito, così, un percorso analitico muovendo da un punto di partenza fortemente sintetico come è la Torre di Pisa, e lasciando che il misterioso incontro di linee che in essa si attua, si sviluppasse in un discorso più esteso.

Aspetti urbanistici.

La riqualificazione del quartiere prende le mosse dall’individuazione e dalla considerazione critica degli elementi che nel progressivo sovrapporsi delle epoche storiche hanno composto il tessuto urbano di fondo.

L’area che viene destinata ai vari interventi previsti in successione, è urbanisticamente segnata da una serie di trame delineatesi nel corso dei secoli: l’antica centuriazione romana con i due assi principali, le linee fondamentali del sistema irriguo, e infine la configurazione dell’Arno sullo sfondo. L’incontro e l’incidenza di queste linee unitamente alla naturale crescita in estensione della città, hanno creato ulteriori trame, con altri angoli e sponde derivati dalla organizzazione urbanistica di base; per cui si è prodotto un certo effetto di disordine nell’area.

Dal punto di vista urbanistico, quindi, il nostro intervento tenta di raccogliere le linee fondamentali esistenti, proseguendole e, tramite questa sottolineatura, cerca di arrivare ad una sintesi armonica. La prima fase dell’intervento (sede della Provincia) e la seconda (sede di uffici comunali), riprendono il tessuto urbano generatore, ponendosi in linea con il sistema di irrigazione, la Provincia, e con le assi della centuriazione romana, gli Uffici comunali. La terza fase dell’intervento, invece, ossia il Palazzo di Giustizia, riprende elementi che non sono propri del tessuto urbano originario, ma che sono derivati in un secondo momento come risultanti. Tali elementi derivati hanno creato nuove situazioni urbane di forte impatto, come lo snodo tra via Cisanello, via P. Pio da Pietralcina e via Mons. Manghi in cui si crea una sorta di curvatura con i conseguenti problemi di concentricità legati ad essa.

Sullo sfondo, la linea dei monti Pisani, offre una cornice di grande intensità al sito. Abbiamo quindi deciso di valorizzarla, scegliendo di far arretrare l’intervento in direzione Nord e di destinare la zona Sud a percorsi pedonali, lungo i quali trovino spazio prospettive privilegiate verso il profilo collinare.

 

Aspetti morfologici.

Un modulo volumetrico di 45 x 12 mt. e un’altezza di 18,5 mt. dà cadenza e continuità alle tre fasi successive dell’intervento urbano proposto. Tale modulo risponde in modo proporzionato ad una media volumetrica ripresa dagli edifici preesistenti nell’area. Il tentativo di contestualizzare l’intervento, armonizzandolo il più possibile per dimensioni e volume con il panorama in cui viene ad inserirsi, coesiste però con la ricerca dell’unicità e identificabilità dei moduli, per cui ciascuno si distingue dagli altri anche in conseguenza delle necessità connesse alla funzione specifica che dovrà ospitare. Ogni edificio cita – quasi di sfuggita – e in modo individuale i tratti fondamentali del più famoso Campanile del mondo, riproponendo la questione della sfida, voluta o non voluta, alla verticalità. E’ innegabile che l’apparire di opere che rompono, sull’asse di sviluppo verticale, il vincolo – ritenuto imprescindibile – con l’ortogonalità, colpisce immediatamente il nostro immaginario richiamando sfide ardite. Ed ecco il campanile di Pisa, che viene conservato in stato di perenne precarietà sfidando ogni logica costruttiva e conservativa, forse proprio perché si ritiene che nella sua inclinazione risieda il suo pregio.

La nostra proposta scompone e dà corpo alle due componenti che conformano il Campanile: ovvero l’ortogonalità intenzionale e ricercata delle logge sovrapposte, e l’inclinazione che traccia una linea invisibile nell’aria che pure partecipa all’insieme. Il progetto concede, infatti, spazialità e volume alle linee oblique, dando  forma architettonica all’inclinazione che nel centro storico resta una forza sottintesa, e rappresenta poi la perfetta ortogonalità (che sfugge da sempre alla torre), accostando a questi volumi leggermente pendenti, dei piani orizzontali sovrapposti con diverse cadenze e dimensioni. L’inclinazione non supera i 5,5° né verso destra né verso sinistra, anche in questo senso riprendendo l’angolo di pendenza della torre.

 

Flessibilità e adattabilità.

Si sono cercate soluzioni che garantissero la maggiore flessibilità in caso di variazioni dell’organizzazione funzionale dell’ente e della ripartizione delle competenze. Si è tentato fondamentalmente di seguire le linee guida indicate nel bando come orientamento, e si è riusciti a dare piena soddisfazione ad alcune delle esigenze indicate. 1) Si è garantita la suddivisione dell’edificio in blocchi funzionali distinti. 2) Si è mantenuta ridotta la profondità degli edifici per assicurare illuminazione ed areazione naturali a tutte le unità ambientali. 3) Si è assicurata la perfetta autonomia dell’asse di servizi e del sistema connettivo rispetto agli spazi destinati ad uffici. 4) La struttura dell’edificio poggia interamente sui volumi verticali in cui sono concentrati i servizi e le connessioni, così che i volumi orizzontali in cui si troveranno gli spazi per gli uffici restano liberi da ogni condizionamento strutturale lasciando la massima flessibilità all’organizzazione interna.               

 


 
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